Il (non così illuminante) significato de La Grande Bellezza per Vogue

11.09.2013 18:59
'Il film di Sorrentino ritrae ancora una volta, con monumentali movimenti di macchina che si fondono con la bellezza del paesaggio della Capitale, la vita di un fallito: Jep Gambardella (Toni Servillo), scrittore arenatosi dopo il promettente romanzo d’esordio per dedicarsi al giornalismo e alla vita notturna dei salotti della Roma bene. Lucido e disilluso nel capire che non si può scrivere la “grande bellezza” e che di fronte alla complessità del vivere è meglio tacere. Intorno a lui un mondo di comparse (Sabrina Ferilli spogliarellista, Galatea Ranzi pseudointellettuale, Roberto Herlitka vescovo vip): persone che recitano una parte per avere una collocazione, anch’esse vittime della domanda esistenziale: dove stiamo andando?
E mentre gli uomini si affaccendano in un susseguirsi di amori (dove l'unico, quello vero, resta il primo non dimenticato), di lutti, di partenze, di separazioni; le uniche a rimanere immutabili sono le pietre delle costruzioni della città eterna, che con il suo splendore fa persino fermare il cuore ad un turista giapponese. Il girotondo della gente (non a caso il libro di Jep si intitola "L'apparato umano" ) non smette di affascinare chi osserva la città, Gambardella come Sorrentino, che omaggia il cinema di Fellini.'
 
                                                                                                                                                                                      Fonte: Vogue